» Storia del Comune

Testo normale Testo medio Testo grande Stampa pagina

Stemma Comunale
Richiesto con delibera consiliare del 1° luglio 1949. Non essendosi rinvenuti nell'Archivio di Stato di Torino consegnamenti antichi, si disegnò uno stemma nuovo così concepito: ''Partito: nel primo d'oro, all'aquila di nero, col volo spiegato, coronata dello stesso: nel secondo d'argento a due bande di rosso''.
Fu concesso con D.P.C.M.  il 4 maggio 1953 e l'8 maggio 1955 si inaugurò il gonfalone comunale con il nuovo stemma.

Nome del comune
VERRONE: il toponimo segnalerebbe origini antiche. Secondo alcuni studiosi andrebbe connesso al termine latino  'vetus' cioè vecchio, secondo altri è più verosimile una derivazione celtica da "uer", che sta sopra, per cui si tratterebbe di un luogo posto su qualcosa.
Anche se il ritrovamento di lucerne e cinerari romani fa pensare ad insediamenti precedenti, oggi la storia documentata di Verrone risale ai secoli XI-XII

Fondazione
Anche se non si possono escludere insediamenti più antichi la storia documentata di Verrone per ciò che riguarda il Castello e la  Chiesa Parrocchiale risale al XII secolo.
ABITANTI A INIZIO SECOLO:                                     370
ABITANTI AL 1999:                                                    1130
ABITANTI AL 20.10.2001 (ultimo cens.):                   1134
ABITANTI AL 2010:                                                    1213

Superficie territoriale  Kmq.   8.64

Altitudine m. 275 s.l.m.

Palazzo municipale
Castello di Verrone-  via Castello n. 6 - 13871 VERRONE (Bi), Tel: 0155821032, Fax: 0155821968

Biblioteche e Musei
Biblioteca Comunale Alfonso Sella - Piazza Marandono 1 - telefono 015.2558042
Ecomuseo Agricolo c/o Castello di Verrone - via Castello n. 6 - telefono 015.5821032

Storia
La storia documentata di Verrone risale ai secoli XI- XII  ed è legata in modo diretto e indissolubile a quella della famiglia che  ebbe in feudo il territorio. Il Castello e la Chiesa di San Lorenzo sulla quale i Vialardi esercitavano diritto di patronato, in effetti, costituiscono i due estremi dell'asse sulla cui direttrice si è sviluppato il  borgo e, intorno ad essi è fluita, nei secoli,  la vita dei suoi abitanti.
Tuttavia il ritrovamento di lucerne e cinerari romani nei pressi del castello fa pensare ad insediamenti molto precedenti.
Il toponimo stesso segnalerebbe origini antiche: secondo alcuni studiosi andrebbe connesso al termine latino vetus cioè vecchio, secondo altri è più verosimile una derivazione celtica da uer, ''che sta sopra'', per cui si tratterebbe di un luogo posto su qualcosa.
Trovare un punto definito d'inizio non è comunque facile. La ricostruzione stessa delle vicende che hanno interessato i Vialardi di Verrone, infatti, specialmente se ci si riferisce ai tempi più remoti, è resa difficile dalla frammentarietà delle fonti dovuta, in primo luogo, alla dispersione dei documenti che costituivano l'archivio familiare. Una cosa è certa: le origini della famiglia,  tanto antiche da perdersi nella leggenda,  vanno ricondotte in ambiente longobardo. Nel XII secolo, Widalardo  del quale si conosce il nome della madre, Plusbella, era punto di riferimento di un gruppo familiare già solidamente radicato in area biellese dove andò via via acquistando potere sia economico che politico.
Durante le lotte tra guelfi e ghibellini che segnarono in questo periodo la storia del comune di Vercelli, i  Vialardi furono fra i principali capi del partito ghibellino e  con i  castelli di Isengarda, Verrone e Sandigliano formarono un cuneo militare proteso nel territorio dominato dai guelfi Avogadro.
La compattezza del gruppo si incrinò nel 1373 quando il 19 febbraio in Santhià, Simone figlio di Rolandino Vialardi, a nome proprio e come procuratore dei condomini di Verrone, si sottomise al conte Amedeo VI di Savoia e stipulò reciproci patti concernenti le giurisdizioni sul castello e feudo di Verrone.
Fu il primo atto di sottomissione ai Savoia tra le famiglie biellesi.
Alla base del cambio di campo nelle alleanze vi furono essenzialmente motivazioni di carattere economico: alle continue richieste di contribuzioni provenienti dai Visconti che dovevano far fronte alle spese di guerra, si aggiungeva il pericolo, ogni giorno più reale, di una situazione politica estremamente fluida che non rappresentava certo una garanzia per il mantenimento delle proprietà.
I Vialardi di Verrone consegnando alla lega antiviscontea un territorio, all'imbocco del Biellese, strategicamente importantissimo, riuscirono a spuntare dal Savoia condizioni estremamente favorevoli in tutti i settori. Essi godevano di un'ampia autonomia amministrativa ed economica essendosi il conte impegnato a non porre nel castello di Verrone alcun castellano che non fosse della famiglia e a non esigere da loro o dagli uomini del luogo alcun provento.
I privilegi furono sempre riconfermati dai Savoia e i Vialardi furono, per secoli, signori incontrastati di Verrone. Solo nel 1695, una parte del feudo fu concessa, col titolo di conte, a Pietro Francesco Frichignono di Castellengo, ma, pochi anni dopo, nel 1699, tornò ad Antonio Bernardino Vialardi che del Frichignono aveva sposato una figlia. Il dominio pressoché assoluto dei nobili rallentò sicuramente lo sviluppo della comunità, che solo dopo la metà del '500 comincia ad essere presente in alcuni documenti come soggetto autonomo.
A metà settecento l'Intendente Blanciotti descrive il luogo in questo modo ''Questo feudo signorile di Verrone appartiene solidamente al signor conte Vialardi in esso abitante. Confinano al medesimo Massazza a matina, Carisio e Saluzzola a mezzo giorno, Gaglianico a sera, Benna a settentrione. Il suo territorio è steso in vasta pianura, ma li prati sono asciuti, produce fromento, segla, melica, legumi e vino inferiore qualità, tutto questo prodotto non solamente basta per la comune manutenzione, ma eziandio vari delli abitanti ne fanno anche qualche disastro specialmente di parte della melica su i mercati di Candello e Biella e del vino ad uso delli abitanti di Netro, Donato e mandamento di Mosso. Non si rinviene quivi chi professi fori del luogo altro mestiere toltane l'agricoltura ...''
Lo sviluppo della comunità, delineato nelle ''Memorie'' di don Achille Borello, è stato aggiornato nelle sue linee essenziali nel testo "Un paese nel tempo" edito dall'Amministrazione Comunale nel 1997.
Nel 1770 le ottanta famiglie raggruppavano 450 persone, nel 1819 esistevano settanta famiglie e 320 abitanti. Scriveva il Parroco Don Borello nel 1926: "... gli abitanti sono quasi tutti agricoltori e solo una piccola parte lavora nelle fabbriche di Vigliano o Biella... La popolazione è di circa 400 abitanti, ma nuove costruzioni vanno sorgendo, così che il suo avvenire presenta tutte le probabilità di progresso demografico e agricolo...."
Invece nel giro di pochi decenni la situazione di Verrone cambiò radicalmente, poiché soprattutto grazie alla costruzione della strada statale Biella-Vercelli che intersecò il paese dall'anno 1959, il vecchio borgo agricolo si trasformò in industriale e commerciale grazie all'insediamento di numerosi stabilimenti specialmente nel ramo tessile.
Oltre a questo fatto basilare, gli altri più significativi per Verrone  nel XX secolo furono:
- nel 1921-22 l'arrivo della linea elettrica.
- nel 1936 la costruzione del nuovo Cimitero
- nel 1941 il collegamento telefonico.
- nel 1959 l'inaugurazione della Strada Trossi
- nel 1964 la costruzione del primo tronco fognario
- nel 1965 la costruzione del primo tronco di acquedotto comunale
- nel 1974 la trasformazione dell'Asilo Infantile "Luigi Marandono" da Ente Privato in Scuola Materna  Statale.
- nel 1975 l'inaugurazione della Nuova Scuola Elementare
- dal 1993 ai giorni nostri l'acquisto di oltre metà del Castello e la sua ristrutturazione.