CONTRIBUTI ALLE FAMIGLIE DI VERRONE: NASCITE, ASILO NIDO, SCUOLA DELL'INFANZIA E SCUOLE DELL'OBBLIGO, SUPERIORI ED UNIVERSITA'.
Storia: Cenni storici
STEMMA COMUNALE
Fu concesso con D.P.C.M. il 4 maggio 1953 e l'8 maggio 1955 si inaugurò il gonfalone comunale con il nuovo stemma.
NOME DEL COMUNE
VERRONE: il toponimo segnalerebbe origini antiche. Secondo alcuni studiosi andrebbe connesso al termine latino 'vetus' cioè vecchio, secondo altri è più verosimile una derivazione celtica da "uer", che sta sopra, per cui si tratterebbe di un luogo posto su qualcosa.
Anche se il ritrovamento di lucerne e cinerari romani fa pensare ad insediamenti precedenti, oggi la storia documentata di Verrone risale ai secoli XI-XII
FONDAZIONE
Anche se non si possono escludere insediamenti più antichi la storia documentata di Verrone per ciò che riguarda il Castello e la Chiesa Parrocchiale risale al XII secolo.
ABITANTI A INIZIO SECOLO: 370
ABITANTI AL 1999: 1130
ABITANTI AL 31 DICEMBRE 2006: 1178
SUPERFICIE TERRITORIALE Kmq. 8.64
PALAZZO MUNICIPALE
Castello di Verrone- 13871 VERRONE (Bi), Tel: 0155821032, Fax: 0155821968,
BIBLIOTECHE E MUSEI
Biblioteca Comunale: Piazza Marandono 2
STORIA
La storia documentata di Verrone risale ai secoli XI- XII ed è legata in modo diretto e indissolubile a quella della famiglia che ebbe in feudo il territorio. Il Castello e la Chiesa di San Lorenzo sulla quale i Vialardi esercitavano diritto di patronato, in effetti, costituiscono i due estremi dell'asse sulla cui direttrice si è sviluppato il borgo e, intorno ad essi è fluita, nei secoli, la vita dei suoi abitanti.
Tuttavia il ritrovamento di lucerne e cinerari romani nei pressi del castello fa pensare ad insediamenti molto precedenti.
Il toponimo stesso segnalerebbe origini antiche: secondo alcuni studiosi andrebbe connesso al termine latino vetus cioè vecchio, secondo altri è più verosimile una derivazione celtica da uer, ''che sta sopra'', per cui si tratterebbe di un luogo posto su qualcosa.
Trovare un punto definito d'inizio non è comunque facile. La ricostruzione stessa delle vicende che hanno interessato i Vialardi di Verrone, infatti, specialmente se ci si riferisce ai tempi più remoti, è resa difficile dalla frammentarietà delle fonti dovuta, in primo luogo, alla dispersione dei documenti che costituivano l'archivio familiare. Una cosa è certa: le origini della famiglia, tanto antiche da perdersi nella leggenda, vanno ricondotte in ambiente longobardo. Nel XII secolo, Widalardo del quale si conosce il nome della madre, Plusbella, era punto di riferimento di un gruppo familiare già solidamente radicato in area biellese dove andò via via acquistando potere sia economico che politico.
Durante le lotte tra guelfi e ghibellini che segnarono in questo periodo la storia del comune di Vercelli, i Vialardi furono fra i principali capi del partito ghibellino e con i castelli di Isengarda, Verrone e Sandigliano formarono un cuneo militare proteso nel territorio dominato dai guelfi Avogadro.
La compattezza del gruppo si incrinò nel 1373 quando il 19 febbraio in Santhià, Simone figlio di Rolandino Vialardi, a nome proprio e come procuratore dei condomini di Verrone, si sottomise al conte Amedeo VI di Savoia e stipulò reciproci patti concernenti le giurisdizioni sul castello e feudo di Verrone.
Fu il primo atto di sottomissione ai Savoia tra le famiglie biellesi.
Alla base del cambio di campo nelle alleanze vi furono essenzialmente motivazioni di carattere economico: alle continue richieste di contribuzioni provenienti dai Visconti che dovevano far fronte alle spese di guerra, si aggiungeva il pericolo, ogni giorno più reale, di una situazione politica estremamente fluida che non rappresentava certo una garanzia per il mantenimento delle proprietà.
I Vialardi di Verrone consegnando alla lega antiviscontea un territorio, all'imbocco del Biellese, strategicamente importantissimo, riuscirono a spuntare dal Savoia condizioni estremamente favorevoli in tutti i settori. Essi godevano di un'ampia autonomia amministrativa ed economica essendosi il conte impegnato a non porre nel castello di Verrone alcun castellano che non fosse della famiglia e a non esigere da loro o dagli uomini del luogo alcun provento.
I privilegi furono sempre riconfermati dai Savoia e i Vialardi furono, per secoli, signori incontrastati di Verrone. Solo nel 1695, una parte del feudo fu concessa, col titolo di conte, a Pietro Francesco Frichignono di Castellengo, ma, pochi anni dopo, nel 1699, tornò ad Antonio Bernardino Vialardi che del Frichignono aveva sposato una figlia. Il dominio pressoché assoluto dei nobili rallentò sicuramente lo sviluppo della comunità, che solo dopo la metà del '500 comincia ad essere presente in alcuni documenti come soggetto autonomo.
A metà settecento l'Intendente Blanciotti descrive il luogo in questo modo ''Questo feudo signorile di Verrone appartiene solidamente al signor conte Vialardi in esso abitante. Confinano al medesimo Massazza a matina, Carisio e Saluzzola a mezzo giorno, Gaglianico a sera, Benna a settentrione. Il suo territorio è steso in vasta pianura, ma li prati sono asciuti, produce fromento, segla, melica, legumi e vino inferiore qualità, tutto questo prodotto non solamente basta per la comune manutenzione, ma eziandio vari delli abitanti ne fanno anche qualche disastro specialmente di parte della melica su i mercati di Candello e Biella e del vino ad uso delli abitanti di Netro, Donato e mandamento di Mosso. Non si rinviene quivi chi professi fori del luogo altro mestiere toltane l'agricoltura ...''
Lo sviluppo della comunità, delineato nelle ''Memorie'' di don Achille Borello, è stato aggiornato nelle sue linee essenziali nel testo "Un paese nel tempo" edito dall'Amministrazione Comunale nel 1997.
Nel 1770 le ottanta famiglie raggruppavano 450 persone, nel 1819 esistevano settanta famiglie e 320 abitanti. Scriveva il Parroco Don Borello nel 1926: "... gli abitanti sono quasi tutti agricoltori e solo una piccola parte lavora nelle fabbriche di Vigliano o Biella... La popolazione è di circa 400 abitanti, ma nuove costruzioni vanno sorgendo, così che il suo avvenire presenta tutte le probabilità di progresso demografico e agricolo...."
Invece nel giro di pochi decenni la situazione di Verrone cambiò radicalmente, poiché soprattutto grazie alla costruzione della strada statale Biella-Vercelli che intersecò il paese dall'anno 1959, il vecchio borgo agricolo si trasformò in industriale e commerciale grazie all'insediamento di numerosi stabilimenti specialmente nel ramo tessile.
Oltre a questo fatto basilare, gli altri più significativi per Verrone nel XX secolo furono:
- nel 1921-22 l'arrivo della linea elettrica.
- nel 1936 la costruzione del nuovo Cimitero
- nel 1941 il collegamento telefonico.
- nel 1959 l'inaugurazione della Strada Trossi
- nel 1964 la costruzione del primo tronco fognario
- nel 1965 la costruzione del primo tronco di acquedotto comunale
- nel 1974 la trasformazione dell'Asilo Infantile "Luigi Marandono" da Ente Privato in Scuola Materna Statale.
MAURIZIO ANTONIO ZUMAGLINI: nato in Benna nel 1804, laureatosi in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Pisa nel 1825, sposò nel 1832 la nobildonna Olimpia de' Curbis Contessa di san Michele, vedova dell'Avvocato Felice Marandono. Con ella nel 1835 fece acquisto del Castello di Verrone da Amedeo ed Augusto Vialardi di Verrone e quivi si ritirò coltivando l'arte della medicina della omeopatia e soprattutto della botanica. Nel Castello di Verrone compose l'opera sua monumentale ancor oggi celebre "Flora Pedemontana", tesa a classificare la flora biellese e con essa diversi trattati scientifici sulla botanica e sulla medicina. Consigliere Comunale in Verrone, senatore del Regno Sabaudo, fu insignito del cavalierato dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Morto il 18 novembre del 1865 fu sepolto nella Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo.A lui sono intitolati i giardini pubblici al centro della città di Biella. Di prossima inaugurazione un percorso a lui dedicato con paline che raccontano della sua vita, del suo pensiero e descrivono le principali specie locali descritte nella Flora.
LUIGI MARANDONO: figlio della Contessa Olimpia de' Curbis e del primo marito Avvocato Felice Marandono, alla morte della madre avvenuta nel 1866 restò erede di una cospicua parte di eredità materna consistente in una porzione del Castello di Verrone, cascine e beni terrieri. In omaggio alla figura della madre, per amicizia e deferenza verso il Prevosto di allora Don Gregorio Rainero e soprattutto per amore verso Verrone ed i suoi fanciulli, legò questa sua cospicua eredità alla nascita in Verrone di un Asilo Infantile. Morto nel 1897, lasciò erede dei beni materni
CASTELLO: il Castello di Verrone è di origine assai remota. Nelle immediate vicinanze si rinvennero lucerne e cinerari romani, il che fa pensare che questo sia sorto in prossimità o sul luogo di un abitato gallo romano. L'origine del Castello può dunque ritenersi più antica delle parti oggi restanti e databili intorno al XIV e XV secolo. L'impianto originario, ricollegabile ad un periodo anteriore al XIII secolo, era costituito probabilmente da una corte organizzata intorno ad uno spazio quasi quadrato, delimitata da una cerchia di mura alte circa
CHIESA PARROCCHIALE: dedicata a San Lorenzo.
"Un'attenta lettura della struttura muraria della chiesa ci permette attualmente una più esatta datazione dell'edificio. La chiesa primitiva, ad una sola navata, aveva l'ampiezza che corre tra il secondo pilastro della navata centrale e l'inizio del presbiterio. La muratura "ad opus incertum", formata da pietre irregolari disposte disordinatamente, può far risalire le sue origini al decimo secolo, se non addirittura ad epoca più remota. Nel secolo XIII-XIV fu allungata fino alla facciata attuale. Nei secoli XIV e XV si sfondarono i muri per aggiungere le due navate laterali con archi gotici a sesto acuto. In questa occasione si alzò la navata centrale dotandola di volta (come si desume ancor sempre dalla muratura esterna) e si sistemò la facciata, ornandola di archetti pensili e di rosone centrale. Il portico risale solo a secolo XVII, come pure il coro attuale. La chiesa fu arricchita di pregevoli opere pittoriche, come gli affreschi di Giosué Oldoni del 1518, che ornano la navata centrale (unici dipinti conosciuti i questo artista), quelli della Madonna con San Sebastiano e altro Santo ancora ricoperto da muratura dell'altare laterale destro, della stessa epoca, attribuibili a Gaspare de' Fornerio di Ponderano e quelli raffiguranti San Lorenzo e San Domenico dell'altro altare della metà del secolo XVI, di scuola vercellese. Conserva anche l'unica vetrata cinquecentesca biellese, raffigurante l'adorazione di un Mago con stemma Vialardi, di scuola Spanzottiana.Da segnalare inoltre un pregevole ciborio del fonte battesimale, donato dai Vialardi nel 1694 ed attribuibile all'arte dei fratelli Tempia di Mortigliengo"
CAPPELLA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE: Fatta erigere da Giuseppe Francesco Vialardi di Verrone nel 1725 in ringraziamento per la vittoria di Torino sui Francesi da parte di Eugenio di Savoia-Soissons il 7 settembre 1706, lasciando intatto l’antico pilone votivo. L’affresco che raffigura
